16 gennaio 2019

Le tecniche chirurgiche per dire addio alle palpebre cadenti

Intervista al dottor Gian Paolo Faini

Il dottor Gian Paolo Faini, specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva, estetica e microchirurgia, ci spiega come si cura la ptosi palpebrale

Dottor Faini, ci può spiegare in cosa cosiste la ptosi palpebrale?

«Si tratta dell’abbassamento di una o di entrambe le palpebre superiori. Può essere completa o incompleta, in base al grado di apertura delle palpebre; simmetrica o asimmetrica, variando il grado di severità».

Quali sono gli esami indicati per la diagnosi della ptosi palpebrale e l’individuazione del trattamento più adatto?

«Bisogna prima valutare se la ptosi è mono o bilaterale. Poi va determinata l’entità e la funzione del muscolo elevatore della palpebra superiore, passaggio fondamentale per la valutazione del tipo di intervento chirurgico necessario per la correzione della ptosi. Inoltre, in caso esista il dubbio di un danno a carico dell’innervazione del muscolo di Muller (muscolo sinergico all’elevatore della palpebra superiore), va eseguito il test della fenilefrina che consiste nell’istillare una goccia di collirio nell’occhio affetto da ptosi. Se dopo pochi minuti la palpebra si alza, il test è positivo e questo aiuta ulteriormente a formulare con esattezza il tipo di intervento che sarà necessario effettuare per correggere la ptosi. Va inoltre valutata la presenza di segni associati: strabismo, alterazioni della pupilla, affaticabilità».

Come viene trattata la ptosi palpebrale?

«Il trattamento è esclusivamente chirurgico. Un’accurata anamnesi e un attento esame clinico sono premesse fondamentali per l’inquadramento diagnostico necessario e per formulare la corretta indicazione sul tipo di chirurgia più adatta al paziente».

Quanti e quali sono gli interventi chirurgici a cui fa riferimento?

«Esistono fondamentalmente tre tipi di intervento. Il primo, e più frequente, è la plicatura o reinserzione dell’aponeurosi del muscolo elevatore della palpebra superiore: si riserva a tutti i casi in cui la funzione del muscolo elevatore della palpebra superiore sia maggiore di 6-10 millimetri, in termini di apertura della rima palpebrale. Altro tipo di intervento è la sospensione della palpebra al muscolo frontale, quando la funzione del muscolo elevatore della palpebra superiore è inferiore a 6-10 millimetri. Infine la mullerectomia, quando il test della fenilefrina ha esito positivo».

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